Le prospettive

Cosa serve per passare dall'idea a uno studio di fattibilità.

Una cooperazione possibile?

"TRANSAQUA – una idea per il Sahel", negli ultimi decenni, è stata menzionata e dibattuta in diverse Conferenze sulla crisi idrica mondiale e ne è stato interamente pubblicato il testo, sia in lingua inglese che in italiano, diffondendone la conoscenza in campo internazionale e generalmente raccogliendo positive reazioni.

Strada sterrata in un palmeto

Ma l'ostacolo maggiore all'avanzamento del progetto è sempre stato il notevole impegno finanziario richiesto per passare dall'"idea" ad un Progetto di fattibilità. Occorre infatti ricordare che – trascorsi circa trent'anni dalla formulazione dell'"idea" – le verifiche necessarie sono numerose e importanti nei loro principali ed essenziali aspetti geopolitici, tecnico-economici, finanziari e sociali, molto sinteticamente riassumibili nelle problematiche seguenti, per non menzionare che le più macroscopiche:

Le difficoltà di reperimento dei finanziamenti necessari per accertare i preliminari elementi di fattibilità sono certamente molto importanti, ma sicuramente oggi molto meno costosi e impegnativi di trent'anni orsono, grazie alle mutate strumentazioni e tecniche di indagine oggi a disposizione. Occorre considerare che Progetti continentali come TRANSAQUA e INTERAFRICA sono i soli – se fattibili – capaci di arrestare il grave degrado africano. La "grandiosità" dei progetti è appena all'altezza della enormità dei problemi del Continente.

Per affrontare e promuovere questo tipo di Progetti panafricani, potrebbero forse essere proficuamente coinvolti organismi quali il NEPAD (New Partnership for Africa's Development), costituitosi piuttosto recentemente per l'iniziativa di importanti Paesi africani che si propongono ai Paesi donatori come veri e propri Partners nella realizzazione e nella gestione degli interventi.

Oltre agli africani, i maggiori interessati al Progetto dovrebbero essere gli europei e, in primo luogo, l'Italia, ponte tra Europa ed Africa.

Gruppo di persone nel deserto

I notevoli investimenti necessari per la realizzazione dei Progetti potrebbero essere supportati da uno o più Consorzi internazionali fra Paesi europei e africani co-interessati alle intuibili enormi implicazioni economiche ed ai grandiosi vantaggi sociali e politici che la realizzazione di un tale imponente complesso di opere trascinerebbe con sé.

TRANSAQUA e INTERAFRICA potrebbero diventare il più grande polo di sviluppo africano – forse uno dei più grandi del pianeta – che potrebbe impiegare, nella realizzazione e successiva gestione, mano d'opera e attività professionali diversificate locali provenienti da tutti i Paesi del continente. Potrebbe offrire a diverse generazioni di africani un enorme mercato del lavoro senza costringerli a tentare la carta dell'Europa – mercato del lavoro spesso durissimo per gli africani sradicati dal proprio ambiente naturale e culturale – realizzando nel loro continente, sia pure con le inevitabili differenze dovute ad etnie e culture diverse, ma pur sempre africane, una serie di modelli di sviluppo locali generati da questa grandiosa infrastruttura interafricana.

Quasi trent'anni sono andati perduti – perlomeno agli effetti di una verifica di fattibilità – durante i quali Europa e Africa hanno pagato elevatissimi costi economici e politici, ma soprattutto umani, conseguenti all'esodo quasi biblico che ha condotto, e conduce, quelle popolazioni disperate dalla mancanza di acqua, cibo e lavoro ad attraversare il Sahara col miraggio di una Europa spesso ostile.

"Le unità di misura dei costi di investimento non sono solo i milioni di dollari, ma l'assenza di guerre, i milioni di esseri umani sottratti alla fame, la pace sociale, la coscienza internazionale".Conclusione di "Transaqua – una idea per il Sahel"